Zona archeologica ”Muro dei Francesi”: M5S Ciampino deposita richiesta nuovo vincolo paesaggistico.

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scavi mesallaLa sentenza del TAR che ha accolto il ricorso di tre cooperative coinvolte nella costruzione della nuova ”167” presso la zona conosciuta come ”Muro dei Francesi” fa rabbia, sicuramente, ma non mette affatto la parola fine alla battaglia che cittadini, associazioni e forze politiche stanno portando avanti contro lo scellerato progetto edilizio (travestito malamente da emergenza abitativa) che vorrebbe coprire di cemento quanto la storia archeologica del nostro paese ha fatto riaffiorare sul nostro territorio.
Come cittadini rispondiamo all’appello dell’associazione Ciampino Bene Comune che da anni si batte per la tutela – a questo punto da definire ”salvezza” – del sito archeologico, sostenendo con forza il loro lavoro, e al tempo stesso in qualità di portavoce ci siamo attivati su più fronti – e a diversi livelli istituzionali – affinché la volontà della cittadinanza e i pareri di esperti di archeologia e tutela ambientale vincano finalmente sulla mera logica della speculazione edilizia.
Oltre ad aver portato all’attenzione del Ministro Franceschini il pericolo che questa area sta correndo attraverso la mozione presentata dalla senatrice portavoce M5S Michela Montevecchi, e ad aver risollecitato l’amministrazione comunale affinché si impegni finalmente a mettere in sicurezza un’area della zona archeologica – la Chiesuola di Via mura dei Francesi, il cui tetto è crollato nel giugno scorso – i nostri tre portavoce comunali hanno bussato subito dopo la sentenza del TAR anche alle porte della Sovraintendenza.
Con una lettera a firma Bartolucci, Checchi e De Sisti, è stata, infatti, depositata presso la Sovraintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Lazio una nuova richiesta di vincolo paesaggistico indiretto chiedendo all’ente di renderlo operativo entro i termini di impugnazione della sentenza presso la Corte dei Conti (e comunque entro l’8 marzo prossimo) ridefinendo il nuovo vincolo, stavolta, in modo inappuntabile prendendo in conto gli aspetti di tutela artistica e paesaggistica, così come quelli legati a possibili azioni legali derivanti da ”vizi di procedimento o difetti di motivazione” (come leggiamo sulla sentenza emessa dal TAR).
Nelle domanda, i tre portavoce hanno richiesto, inoltre, di poter partecipare attivamente all’iter di stesura di questo procedimento amministrativo fornendo documentazione o qualsiasi testimonianza utile a fermare lo scempio che si vuole perpetrare su un patrimonio della collettività intera.
Se per arricchire cooperative e società edili dobbiamo impoverire ancora il nostro maltrattato territorio, i responsabili troveranno una compatta e ferma opposizione. Mentre gli uffici di competenza lavorano sui vincoli e i cittadini mobilitano il loro senso civico, vogliamo chiedere ai nostri amministratori di riferire sulla reale emergenza abitativa del nostro ”cementificio” Ciampino? Vogliamo procedere alla verifica dello stato delle cooperative edilizie richiedenti gli interventi di edilizia convenzionata in aree di proprietà comunale (legge 167)? Possono, infine, gli attuali reggenti di questo Comune motivare la scelta di privare 40.000 abitanti di un parco pubblico importante da un punto di vista sia artistico che ambientale -che il World Monuments Fund annovera tra i 67 siti al mondo da salvare e che il nostro concittadino, l’agronomo Andrea Leccese, annovera come un territorio ricchissimo dal punto di vista botanico- a favore di un’ulteriore opera di deturpante cementificazione, mentre il paese intero corre ai ripari contro l’insano consumo del suolo?
Non ve lo lasceremo fare. Promesso.

Il gruppo consigliare M5S e gli attivisti tutti

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